Di fronte alla croce «Tu,
come sei? Come Pilato, come il Cireneo, come Maria?»
Carissimi giovani! Siamo
venuti oggi qui per accompagnare Gesù lungo il suo cammino di dolore e di
amore, il cammino della Croce, che è uno dei momenti forti della Giornata
Mondiale della Gioventù. Al termine dell'Anno Santo della Redenzione, il Beato
Giovanni Paolo II ha voluto affidarla a voi, giovani, dicendovi: «Portatela nel
mondo come segno dell'amore di Gesù per l'umanità e annunciate a tutti che solo
in Cristo morto e risorto c’è salvezza e redenzione». Da allora la Croce ha
percorso tutti i Continenti e ha attraversato i più svariati mondi
dell’esistenza umana, restando quasi impregnata dalle situazioni di vita dei
tanti giovani che l’hanno vista e l’hanno portata. Nessuno può toccare la Croce
di Gesù senza lasciarvi qualcosa di se stesso e senza portare qualcosa della Croce
di Gesù nella propria vita. Tre domande vorrei che risuonassero nei vostri
cuori questa sera accompagnando il Signore: che cosa avete lasciato nella Croce
voi, cari giovani del Brasile, in questi due anni in cui ha attraversato il
vostro immenso Paese? E che cosa ha lasciato la Croce di Gesù in ciascuno di
voi? E, infine, che cosa insegna alla nostra vita questa Croce?
Un’antica tradizione della Chiesa di
Roma racconta che l'Apostolo Pietro, uscendo dalla città per fuggire dalla
persecuzione di Nerone, vide Gesù che camminava nella direzione opposta e
stupito gli domandò: “Signore, dove vai?”. La risposta di Gesù fu: “Vado a Roma
per essere crocifisso di nuovo”. In quel
momento, Pietro capì che doveva seguire il Signore con coraggio, fino in fondo,
ma capì soprattutto che non era mai solo nel cammino; con lui c’era sempre quel
Gesù che lo aveva amato fino a morire sulla Croce. Ecco, Gesù con la sua Croce
percorre le nostre strade per prendere su di sé le nostre paure, i nostri
problemi, le nostre sofferenze, anche le più profonde. Con la Croce Gesù si
unisce al silenzio delle vittime della violenza, che non possono più gridare,
soprattutto gli innocenti e gli indifesi; con essa, Gesù si unisce alle
famiglie che sono in difficoltà, che piangono la perdita dei loro figli, o che
soffrono nel vederli preda di paradisi artificiali come la droga; con essa,
Gesù si unisce a tutte le persone che soffrono la fame in un mondo che ogni
giorno getta via tonnellate di cibo; con essa, Gesù si unisce a chi è perseguitato
per la religione, per le idee, o semplicemente per il colore della pelle; in
essa, Gesù si unisce a tanti giovani che hanno perso la fiducia nelle
istituzioni politiche perché vedono egoismo e corruzione o che hanno perso la
fede nella Chiesa, e persino in Dio, per l’incoerenza di cristiani e di
ministri del Vangelo. Nella Croce di Cristo c’è la sofferenza, il peccato
dell’uomo, anche il nostro, e Lui accoglie tutto con le braccia aperte, carica
sulle sue spalle le nostre croci e ci dice: Coraggio! Non sei solo a portarle!
Io le porto con te e io ho vinto la morte e sono venuto a darti speranza, a
darti vita (cfr Gv 3,16).
E così possiamo rispondere alla
seconda domanda: che cosa ha lasciato la Croce in coloro che l’hanno vista, in
coloro che l’hanno toccata? Che cosa lascia in ciascuno di noi? Lascia un bene
che nessuno può darci: la certezza dell’amore incrollabile di Dio per noi. Un
amore così grande che entra nel nostro peccato e lo perdona, entra nella nostra
sofferenza e ci dona la forza per portarla, entra anche nella morte per
vincerla e salvarci. Nella Croce di Cristo c’è tutto l’amore di Dio, la sua
immensa misericordia. E questo è un amore di cui possiamo fidarci, nel quale
possiamo credere. Cari giovani, fidiamoci di Gesù, affidiamoci totalmente a
Lui! Solo in Cristo morto e risorto troviamo salvezza e redenzione. Con lui, il
male, la sofferenza e la morte non hanno l'ultima parola, perché Lui ci dona
speranza e vita: ha trasformato la Croce da strumento di odio, di sconfitta, di
morte in segno di amore, di vittoria e di vita.
Il primo nome dato al Brasile è stato proprio quello di “Terra de Santa
Cruz”. La Croce di Cristo è stata piantata non solo sulla spiaggia più di
cinque secoli fa, ma anche nella storia, nel cuore e nella vita del popolo
brasiliano e non solo. Il Cristo sofferente lo sentiamo vicino, uno di noi che
condivide il nostro cammino fino in fondo. Non c'è croce, piccola o grande,
della nostra vita che il Signore non condivida con noi.
Ma la Croce di Cristo ci invita
anche a lasciarci contagiare da questo amore, ci insegna allora a guardare
sempre l’altro con misericordia e amore, soprattutto chi soffre, chi ha bisogno
di aiuto, chi aspetta una parola, un gesto e ad uscire da noi stessi per andargli
incontro e tendergli la mano. Tanti volti hanno accompagnato Gesù nel suo
cammino verso il Calvario: Pilato, il Cireneo, Maria, le donne… Anche noi
davanti agli altri possiamo essere come Pilato che non ha il coraggio di andare
controcorrente per salvare la vita di Gesù e se ne lava le mani. Cari amici, la
Croce di Cristo ci insegna ad essere come il Cireneo, che aiuta Gesù a portare
quel legno pesante, come Maria e le altre donne, che non hanno paura di
accompagnare Gesù fino alla fine, con amore, con tenerezza. E tu, come sei?
Come Pilato, come il Cireneo, come Maria?
Cari giovani, alla Croce di Cristo
portiamo le nostre gioie, le nostre sofferenze, i nostri insuccessi; troveremo
un Cuore aperto che ci comprende, ci perdona, ci ama e ci chiede di portare
questo stesso amore nella nostra vita, di amare ogni nostro fratello e sorella
con questo stesso amore. Così sia!
( Via Crucis a Copacabana )